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A pelle
non mi metti allegria, mi metti allergia
non mi metti allegria, mi metti allergia
I forse nelle frasi
nelle tue frasi
i forse nelle tue frasi
sono come un’ancora in una tempesta.
Ogni volta che mi sento bene c’è qualche nota dissonante nell’armonia delle mie risate. Sarà vero che la tristezza è un gene e che io lo voglia o meno devo portarmela incastonata nei connotati?
Perchè a me non interessa tanto poi il mondo, i miei chignon, le mie matite per capelli, il sesso, il tempo, la vita, la vita che corre. A me interessi tu. Tu che ci sei stata per molto, per molti, per molte e per morte.
Solitamente quando piango ogni lacrima ha titoli diversi, ma ci sono casi in cui scendono lacrime random con lo stesso nome o con nomi simili. Se qualcuno quindi dovesse chiedermi perchè piangi? io dovrei tenere bene a mente una scala gerarchica del dolore. Ai primi posti c’è la tua assenza. Perchè insomma mi sento anche in difetto a dire che piango anche per colpa tua, perciò sciuperò il senso della mia tristezza dicendo che ma la regolo bene, è che sono metereopatica, è che la scuola, è che. Poi effettivamente la scuola c’è, c’è perchè c’è speranza di non avere debiti e finchè c’è speranza (magari mista a spirito di autoconservazione) c’è possibile promozione. Poi ci sono io in relazione al mondo, io che non faccio nulla, io che dico di non fare nulla facendo meno del nulla. Io che dovrei studiare. Io che vorrei strapparti i capelli e prenderti a schiaffi perchè non ci sei. E la colpa nemmeno è tua. Ma non importa. TU non ci sei. E non vedo perchè dovrei scomodare la mia anima razionale nel dolore.
Anche se poi, pensandoci, alla gente non importa perchè piangi, non lo chiede mai nessuno. Lo si chiedeva all’asilo.